Qualcuno resta, qualcuno se ne va. Lavorare all'estero: Europa.

Job & Start up
19/09/2017

La gente va, la gente viene.

Qualcuno resta, qualcuno se ne va altrove: sarà un po’ la curiosità e il desiderio d’avventura, sarà’ la crisi economica che stiamo vivendo, saranno le guerre per qualcuno, le esigenze del mercato del lavoro per qualcun altro, ma l’essere umano non ha mai smesso di viaggiare ed è proprio ora più che mai un viaggiatore: sosta in questo o quell’altro Paese, lavora, crea legami destinati a rompersi o a durare in eterno, vive e condivide.

Il nostro Paese in particolare, secondo le stime Ocse e il Centro Studi Idos, sarebbe, con i suoi 285mila emigrati, all’ottavo posto nella graduatoria mondiale dei paesi di provenienza di immigrati, preceduta solo da paesi come Cina, Siria, Romania, Polonia e India.

Chi di noi infatti non ha cari amici che ha dovuto salutare, per qualche mese o per qualche anno, che è partito e magari mai più tornato?
L’amico che salta fuori a Natale e piange commosso davanti ad un piatto di lasagne.
L’amica che lavora al nord e rimpiange il calore estivo della metropoli.
Chi non rimpiange niente e che andiamo a trovare con gioia, sapendo che per quanto possa essere piccola la sua stanza, avrà sempre lo spazio per ospitarci su un materassino in un angolo!

Pensando proprio a questo, noi di Mooves abbiamo deciso di darvi due dritte per andare a lavorare all’estero in modo un po’ previdente, consigliandovi alcuni strumenti utili e ricordandovi alcune regole in materia di documenti e formalità.
Questa volta parleremo di Europa, dal momento che ci siamo dentro e che quindi, oltre ad avere diritto a delle facilitazioni burocratiche, abbiamo anche a disposizione piattaforme dedicate alla ricerca del lavoro.
Ma andiamo con ordine.

IL DIRITTO DI SOGGIORNO

Per un periodo inferiore a 3 mesi il cittadino europeo può soggiornare presso un Paese membro avendo con sé solo la carta d’identità o un passaporto valido. Attenzione perchè alcuni Stati vogliono che abbiate sempre con voi questi documenti,  oppure vogliono essere avvisati della vostra presenza entro un dato periodo dal vostro arrivo. In questo caso dovrete far pervenire la documentazione necessaria alle autorità competenti.

In ogni caso la procedura sarà del tutto gratuita.
Potete anche iscrivervi come residenti se lo desiderate, ma non c’è nessun obbligo.
Qui potrete leggere maggiori informazioni a riguardo.

Per un periodo superiore ai 3 mesi invece, lo stato ospitante può imporvi di iscrivervi come residenti presso le autorità locali. In questo caso avrete bisogno di dimostrare che lavorate legalmente, quindi, dovrete recarvi in Comune o in un commissariato di polizia con un certificato che documenti la vostra posizione come lavoratore dipendente, studente, lavoratore distaccato o lavoratore autonomo. Il costo sarà lo stesso che deve sostenere un qualsiasi cittadino per richiedere la carta d’identità nazionale.
Avrete così un certificato di iscrizione anagrafica che vi darà diritto ad un permesso illimitato che non necessita rinnovi a scadenza fissa. Le autorità potranno tuttavia richiedervi di tanto in tanto di dimostrare il vostro stato occupazionale, la vostra situazione economica e la vostra copertura assicurativa-sanitaria.
Nel caso in cui perdiate il vostro lavoro avrete comunque diritto di continuare a soggiornare nel Paese ospitante, a patto che siate iscritti come soggetti in stato di disoccupazione involontaria o seguiate un corso di formazione professionale.
Questo vale anche nel caso in cui siate temporaneamente inabili al lavoro per malattia o infortunio.

Maggiori informazioni sul certificato di iscrizione anagrafica le trovate qui.
 

Passati 5 anni di permanenza è possibile richiedere il diritto di soggiorno permanente.
Al contrario della certificazione di cui abbiamo appena parlato - che in alcuni paesi è imposta - questo documento non è obbligatorio, ma faciliterebbe molto la vostra situazione amministrativa, in quanto non dovrete più giustificare la vostra presenza nel Paese ospitante attraverso certificazioni varie ed eventuali.
Per richiederla servono garanzie sulla vostra effettiva permanenza stabile nel Paese estero.

Anche qui vale la regola del costo non superiore a quello che pagherebbe un cittadino nazionale per il rilascio della carta d’identità. Attenzione, perché nel caso in cui vi assentiate dal Paese ospitante per più di 2 anni potrebbe esservi revocato tale diritto.
Per saperne di più potete dare una lettura proprio qui.

Tutto chiaro?
Se volete ricapitolare il tutto, capire quali siano i rischi di espulsione o approfondire, fatevi un giro sulla pagina dell’Unione Europea dedicata.

DIRITTO DI PARITA’ DI TRATTAMENTO

Quando un cittadino Ue soggiorna in un Paese Ue per motivi lavorativi, ha diritto a tutto quello cui hanno diritto i cittadini del Paese ospitante, compresa l’assistenza dei servizi pubblici per l’impiego.

Questo significa parità per quanto riguarda:

  • Salute e sicurezza sul lavoro
  • l'accesso alla formazione, alle scuole professionali e ai centri di riqualificazione
  • l'accesso all'alloggio, compresa l'abitazione sociale o l'accesso agevolato a una casa di proprietà
  • il diritto di iscriversi a un sindacato, di votare e di essere eletto per posti amministrativi o direttivi di un sindacato
  • i benefici sociali e fiscali
  • il licenziamento, la reintegrazione dopo un licenziamento e la riassunzione.
  • sussidi, prestazioni e indennità anche non strettamente connesse al lavoro

Il consiglio, quindi, è quello di imparare a conoscere bene il Paese in cui volete recarvi, magari chiedendo informazioni quando siete ancora in Italia per sapere a cosa andate incontro. Potrebbero essere condizioni molto diverse a quelle cui siamo abituati.
Eccovi infatti un link che potrebbe essere molto utile in questa fase: l’elenco dei centri per l’impiego divisi per nazionalità.
Il mio personale consiglio è anche quello di iscrivervi a pagine Facebook o forum di italiani all’estero dove si trovano un sacco di consigli interessanti e impressioni di chi vive “fuori”. (Ma sempre occhio alle bufale e ai consigli “per sentito dire”, mi raccomando!)

COME CERCARE LAVORO IN EUROPA?

Ora che vi siete informati per bene, non vi resta che cercare effettivamente possibilità reali di lavoro. Spesso si utilizza la tattica del “vado lì e vedo cosa trovo” che può essere in molti casi una tattica vincente (e ve lo auguro) ma sappiate bene che non è l’unico modo!
A tal proposito esistono una miriade di siti web, blog e organizzazioni specializzate, ma mi sento di consigliarvene una sicuramente affidabile poichè istituita dalla Commissione Europea stessa: una specie di megasuper piattaforma per l’incontro domanda-offerta che si chiama Eures.
Questa piattaforma coordina i vari centri per l’impiego europei per fornire servizi collegati al lavoro e alla mobilità per tutti i cittadini dell’Unione.
Ciò significa che potrete chattare direttamente con i consulenti Eures per avere informazioni, consultare la sezione “Vita e Lavoro” per diventare esperti del Paese scelto, e naturalmente, dopo aver creato il vostro Curriculum Europeo, potrete candidarvi alle offerte presenti sul sito.
C’è anche una sezione proprio dedicata ai giovani!

Dato che so benissimo che ve lo state chiedendo, tutte queste indicazioni valgono ancora anche per il Regno Unito, che resta a pieno titolo un Paese dell’Unione Europea.

Insomma viaggiatori, direi che di carne al fuoco ne abbiamo messa. Seguite la ricetta Mooves per andare a lavorare all’estero e non ve ne pentirete!

Ci aspettiamo un materassino per quando verremo a trovarvi, mi raccomando!

Buon viaggio a tutti!

#MOOVES!

Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

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