Marco Dimola ci racconta la sua storia: "Abbandonate la vostra comfort zone e cogliete le occasioni"

Interviste
06/02/2018

Oggi incontriamo Marco Dimola, poliedrico giramondo, fotografo, perito informatico e coordinatore di progetti rivolti ai giovani per dar loro l'oppotunità di fare esperienze all'estero a costi bassissimi.

Noi di Mooves si sa, non vi presentiamo mai storie lineari, semplici e dal futuro già scritto, ma preferiamo portarvi esempi di persone in carne ed ossa, amici di tutti i giorni che magari non hanno -ancora- conquistato il mondo, ma che hanno qualcosa da raccontarci con semplicità e pragmatismo.
Allora quale migliore esempio se non Marco, che nella sua vita lavorativa ha sempre colto le occasioni con passione riuscendo così anche a divertirsi. Ormai quasi trentacinquenne, il nostro "vecchietto" ha fatto delle sue esperienze uno strumento utile per acquisire abilità e conoscenze che ha poi potuto spendere nel proprio lavoro. Da destinatario dei servizi, è diventato promotore ed emittente, riuscendo a coinvolgere così tanti giovani e giovanissimi nelle iniziative a cui lui stesso aveva partecipato.

Ma prima di iniziare devo proprio svelarvi un segreto: noi Marco lo conosciamo già molto bene. Ebbene si: ho passato insieme a lui quasi un anno del mio Servizio Civile all’Informagiovani di Rho, mentre lui era stagista con Dote Comune. Anche Mara e Ilaria hanno avuto il piacere di lavorarci insieme ma, se non siete passati da Villa Burba in quegli anni, non saprete mai che gruppetto fantastico fossimo: abbiamo traslocato uffici comunali con carrelli del supermercato, abbiamo spiegato come si sostiene un colloquio ai giovani volontari di Expo2015 e preso infiniti caffè parlando di viaggi e di futuro. Ma non voglio certo annoiarvi con le nostre vicende personali (anche se, come abbiamo visto, a volte fanno nascere legami professionali che si mantengono nel tempo).
Veniamo al dunque e scopriamo quali consigli può darci il nostro Marco per prendere il meglio dalle nostre esperienze all’estero!

Ciao Marco, raccontaci un po’ la tua storia…
Mi è difficile raccontare brevemente chi sono -anzi, di solito mi danno del chiacchierone- ma proverò per Mooves! Mi chiamo Marco e, anche se mi sposto sempre molto, attualmente vivo a Sedriano. Tra poche settimane compirò 35 anni, ma si, lo ammetto, tutti credono sia molto più giovane! Ho alle spalle una mediocre carriera scolastica passata tra l'istituto tecnico informatico e qualche anno in università seguendo un corso di lettere e filosofia che si chiama scienze umane per l’ambiente. Devo dire, però, che la maggior parte delle mie conoscenze le ho apprese facendo esperienze dirette e viaggiando.

Di che cosa ti occupi al momento?
Al momento -e ormai da quasi 7 anni, anche se a singhiozzo- mi occupo di progetti internazionali rivolti in particolare ai giovani nel campo dell'educazione non formale. Mi trovo ora a lavorare presso l’associazione di promozione sociale Joint di Milano, dove svolgo il ruolo di coordinatore di scambi internazionali finanziati dal programma Erasmus+ e coordinatore dei volontari del Servizio Volontario Europeo.

E invece cosa volevi fare “da grande”? Ci sei mai andato vicino?
Da quel che mi ricordo, da piccolo pensavo che avrei fatto mille cose, soprattutto volevo fare il veterinario! Poi, crescendo, mi sono appassionato alla grafica e all'arte, all'educazione e alla pedagogia e, in realtà, sono diventate tutte cose che in un modo o nell'altro mi sono state utili nel lavoro che faccio. A parte il veterinario ho fatto tutto il resto insomma! Dal magazziniere con muletto in un capannone, all'addetto del servizio clienti del reparto informatico di un supermercato.
Ho fatto anche un sacco di lavori che non mi sembravano interessanti ma da cui, alla fine, ho sempre ricavato qualcosa di buono.

Quali skills ci vogliono per fare un lavoro come il tuo? Cosa si deve “studiare”?
Ehehe, sul cosa studiare vi posso aiutare poco! Diciamo che è una figura che prende un po' dall'europrogettista, un po' dall'organizzatore di eventi e un po' dall'educatore, il tutto condito con capacità di problem solving, di facilitazione e conoscenza delle lingue.

Pensi che la tua formazione scolastica ti abbia aiutato? Se no, cosa ha contato veramente?
Diciamo che la mia formazione mi ha aiutato in parte: ad esempio per quanto riguarda l'utilizzo del pc e dei software (anche se a volte lo dimentico, alla fine sono un perito informatico) o grazie al fatto che ha suscitato in me l'interesse per le altre culture (tutti quegli esami di sociologia, psicologia sociale, geografia delle popolazioni, etc.). Quello che sicuramente mi ha aiutato molto è stato viaggiare, imparando a conoscere quelle opportunità europee che mi hanno permesso poi di vivere all'estero. Sicuramente mi è servito per migliorare le mie capacità, stimolare la mia fiducia e ad aprirmi porte per lavorare in un ambito internazionale. Questo credo fortemente che valga per chiunque. Per il resto poi, sono state fondamentali la mia attitudine ad essere curioso e la mia voglia di vivere al di fuori della propria comfort zone.

Perchè non ci racconti qualche tua bella esperienza all’estero? Siamo curiosi anche noi!
Diciamo che la mia prima vera e propria esperienza all'estero è stata a 16 anni con la scuola. Eravamo una quindicina di studenti di diverse classi e siamo andati in Spagna per un progetto Comenius. Sono stato ospitato due settimane a casa di una ragazza spagnola e dopo solo un mese...ho ricambiato il favore ospitandola a mia volta! Quell’esperienza mi è rimasta talmente nel cuore che ormai posso dire di avere una famiglia spagnola! Parlo sia dei genitori che mi hanno accolto, sia degli amici che tutt’ora sento. Grazie a quell’esperienza mi sono accorto che potevo imparare facilmente una lingua e di conseguenza entrare in contatto con la sua cultura. Basta...non ho più smesso, ragazzi! Ho vissuto in Spagna quasi tre anni, poi sono stato diversi mesi in Francia, in Brasile e in Inghilterra..tutto in modo un po' casuale e stimolato dallo mia voglia di viaggiare. Direi che fra tutte, l’esperienza più formativa (e che mi ha fatto innamorare di un paese) è stata quella spagnola. Le altre non sono meno importanti, ma devo ammettere che per una questione di tempo, sono state esperienze meno incisive. Fra Vigo con i galiziani, Parigi, le campagne del Sussex a sud di Londra e Rio de Janeiro durante il carnevale, ne avrei da aneddoti da raccontare...ma non saprei da dove iniziare! Se fossi bravo a scrivere avrei già pubblicato un libro, invece, dal momento che scatto fotografie, ho raccolto i miei ricordi così.

Perchè al giorno d’oggi (o forse da sempre) è così importante fare esperienze all’estero?
Credo che -da sempre- avere punti di vista diversi, mescolarsi, arricchirsi di nuovi termini e idee sia fondamentale per essere autonomi, per essere capaci e per vivere bene; e non sempre bisogna viaggiare per riuscirci, a volte basta essere accoglienti. Sarà il mio lato pugliese che mi ha facilitato in questo aspetto!


Al di là dei luoghi comuni, hai notato delle effettive diversità per i giovani fra Italia ed estero?
Così su due piedi mi verrebbe da dire..enormi! Anche se ci accomunano le difficoltà nel poter essere autonomi, mi sembra che nei paesi che ho visitato ci sia più rispetto nei confronti dei giovani, in particolar modo in ambito lavorativo. Ma, forse, sono solo sfortunato io…

Perchè sei tornato in italia? Desideri restare?
Posso dire No Comment? Eheheheh...

Meglio progettare il futuro o vivere alla giornata?
Grazie ai progetti nei quali sono coinvolto ho conosciuto molte persone e molti giovani e loro volta, fra questi, ho conosciuto gente che aveva un diario con segnato quello che avrebbe fatto nei 5 anni successivi. Fortunatamente sono rimasto in contatto con loro ed ho potuto capire che progettare il futuro minuziosamente non serve a molto. Non per questo, però, non penso a cosa farò domani.

Hai qualche consiglio da dare a chi vuole “fuggire” dall’Italia? E cosa consigli a chi è già fuggito ?
Certo, per chi vuole fuggire:
- Woofing
- Workaway
- Couchsurfing
- Servizio volontario europeo
- Corpo europeo di solidarietà
- Scambi internazionali
- Associazione Joint Milano
- Oppure...cercate me direttamente che vi racconto meglio!

Per chi invece è già fuggito:
- Godetevela che di tempo per tornare ce n’è!

Insomma, possiamo dire che per sviluppare le famose soft skills, la cosa migliore è...vivere a pieno le nostre esperienze!
Grazie Marco per la bella chiacchierata, alla prossima e...Moooves!

Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

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